Edizioni digitali

Università degli Studi di Napoli "Federico II"
Dipartimento di Discipline storiche "Ettore Lepore"

Master biennale di II livello in Biblioteconomia, Archivistica e Metodologia della ricerca
in collaborazione con
Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel Medioevo

 

Seminario di studio

(21 – 22 novembre 2007)

Nella prima lezione (Documenti medievali nel Web. Alcune esperienze italiane e internazionali) Antonella Ambrosio (Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’) ha presentato alcune esperienze relative alle edizioni dei documenti medievali presenti nel Web. Casi concreti, come il Codice diplomatico longobardo di Luigi Schiaparelli; i Monumenta Germaniae Historica; il Codice diplomatico della Lombardia medievale dell’Università di Pavia; le Cartulaire blanc de Saint–Denis; il progetto Monasterium, hanno reso riconoscibile con immediatezza la duplice tipologia delle edizioni oggi disponibili: da una parte semplici riproposizioni delle edizioni cartacee in formato elettronico e dall’altra edizioni dalla fisionomia più complessa, in cui si registra un largo impiego delle tecnologie digitali.
A partire da tale distinzione, avanzata per la prima volta da Patrick Sahle alcuni anni fa ed ormai largamente utilizzata all’interno del vivace dibattito sull’edizione digitale, sono emersi chiaramente il confronto tra l’edizione di documenti cartacea e quella digitale, e la riflessione sui vantaggi e i limiti di quest’ultima, osservati da due prospettive diverse: quella del lettore, o meglio dell’utente, e quella dell’editore di documenti. L’esplorazione guidata alle enormi possibilità di accesso ai testi e di fruizione dei dati, disponibili attualmente nei progetti contraddistinti da maggiore coerenza e impiego di energie, ha messo in evidenza come ciò sia possibile soprattutto grazie al linguaggio di codifica XML.

Tale linguaggio, come ha sottolineato Georg Vogeler (Ludwigs-Maximilians-Universität München) nella seconda lezione (L’edizione diplomatica digitale. Breve introduzione al linguaggio XML), permette un decisivo superamento dell’edizione a stampa, in quanto rende la struttura dell’edizione esplicita e atta ad essere elaborata dal computer. Grazie all’XSL (Extended Stylesheet Language) sono possibili rappresentazioni tipografiche diverse del testo e della sua struttura. Oggi, quando si pensa all’utilizzo delle tecnologie digitali in un’edizione, ci si interroga innanzitutto, perché è l’aspetto più importante, riguardo al modello dei dati, al tipo di standard da utilizzare per elaborare i documenti con XML. Se ogni editore utilizzasse un proprio modello, cosa teoricamente possibile, non si potrebbe attuare un’edizione ‘interoperabile’ (i cui dati possono essere elaborati in contesti diversi). Si sono presentati tre modelli pertinenti ai testi e ai documenti: la EAD (Encoded Archival Description), la TEI (Text Encoding Initiative) e, infine, la CEI (Charters Encoding Initiative). La EAD, essendo stata sviluppata per l’archivistica, non consente la rappresentazione del testo. Quest’ultimo è, invece, il fulcro del modello della TEI, che permette la codifica di metadati e delle principali strutture linguistiche, nonché, grazie all’ultima versione uscita nell’ottobre del 2007, della descrizione dei manoscritti. La CEI, infine, che è da considerare un adattamento della TEI ai documenti medievali e moderni, ha offerto un modello specifico per le edizioni digitali dei documenti. Esso sembra soddisfare tutte le esigenze dell’edizione documentaria. Dunque, attualmente, fare un’edizione digitale di documenti, significa porsi in maniera problematica riguardo alla corrispondenza tra l’interpretazione dei fenomeni diplomatici e lo schema proposto dalla CEI.

(I testi sono rispettivamente a cura di Antonella Ambrosio e Georg Vogeler)